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La casa d'Arlecchino
 
Orari e tariffario



La casa di Arlecchino si trova nel borgo medioevale di 
Oneta a San Giovanni Bianco. 

 
La sua architettura in solida pietra a vista , addolcita da portici, balconate e finestre archiacute, si staglia a baluardo dell'antica "Via Mercatorum"lungo la quale, prima che nel600' venisse aperto a fondovalle il piu' agevole tracciato della"Priula", transitavano e facevano tappa i mercanti, che da Bergamo e dalla pianura risalivano le valli diretti verso i Grigioni ed il nord Europa. Patrimonio della famiglia Grataroli, la casa e' attribuita ad Arlecchino da una tradizione secolare. La struttura e' interessata da un progetto integrale di recupero storico-museale che avvalora la tradizione brembana della Maschera. Il Borgo di Oneta e' formato da un gruppetto di belle case antiche, molte delle quali, ben restaurate, presentano ancora la secolare struttura ad archi ed accolgono il visitatore in un'atmosfera d'altri tempi, tra strette vie, seclciati pitrosi, oscuri porticati, ballatoi in legno a intagli rustici. Anche la chiesa merita di essere ammirata: si tratta di un esempio edificativo quattrocentesco che malgrado successive traformazioni ha mantenuto buona parte delle strutture originarie, quali la torre campanaria ed alcuni pregevoli affreschi. Notevole dal punto di vista archittetonico e' la cosidetta "Casa di Arlecchino". La casa di proprieta' del comune di San Giovanni Bianco si affaccia sulla piazzetta centrale a cui si accede mediante una bella scaletta in pietra.
La struttura delle pareti esterne e la pianta dell'edificio lasciano intendere che originariamente fosse una casa fortificata, trasformata in un secondo tempo in abitazione signorile, come dimostrano tra l'altro i bei portali a tutto sesto e le finestre archiacute in pietra lavorata che si aprono sulla facciata principale. All'interno rimangono tracce di affreschi e decorazioni che ingentilivano pareti e soffitti lignei; un affresco (attualmente sostituito da una copia) era posto anche sopra la scala d'ingresso e raffigurava un uomo irsuto e vestito di pelli che brandiva un nodoso randello a guardia dell'abitazione. Tale raffigurazione puo' essere fatta risalire alla tradizione dell'homo selvadego, tipica delle antiche comunita' retico-alpine, di cui esistono esempi nella "camera picta" di Sacco (Cosio Valtellino), e in alcune localita' del Trentino. 
La presenza dell'uomo selvatico sui muri del palazzo di Oneta e' stata presa per l'originale matrice della maschera di Arlecchino: nell'immaginario popolare l'uomo selvatico e' infatti brutale, ma insuperabile espressione di vitalita', idice estremo di quanto puo' sopportare ed escogitare contro i rigori della fame, del freddo e della miseria. E' fuor di dubbio, infatti, che la primitiva gestualita' di Arlecchino, rivelatasi solo nella rozza tipologia dello Zanni e raffinitasi solo nelle piu' tarde esperienze teatrali, fu in origine grottescamente desunta da una goffa e istintiva animalita' che poco si discosta dalle fattezze rustiche e villane dell'homo selvaticus. Gli altri affreschi, tutti risalenti alla fine del Quattrocentesco, che decoravano il salone del primo piano sono stati rimossi attorno al 1939-40 dal parroco di San Giovanni Bianco don Davide Brigenti che provvide a farli restaurare. Attualmente, tranne il Martirio di San Simonino, che si trova presso il Museo Diocesano di Bergamo, sono conservati nella chiesa parrocchiale e nella sagrestia della chiesa di San Giovanni Bianco. I tre affreschi collocati nella canonica sono di contenuto religioso e rappresentano un Cristo sul sepolcro tra Maria e Giovanni, un San Sebastiano e Sant'Antonio Abate. Le opere raccolte presso la canonica raffigurano due Armigeri e un Torneo equestre. Quest'ultimo e' particolarmente significativo per la non comune estensione (quasi cinque metri) e per il realismo e l'immediatezza dei gesti e delle figure colte nel vivo di una zuffa cavalleresca. Al di la' dei contenuti artistici, questi affreschi sono importanti anche per il preciso riferimento ai proprietari dell'edificio: la presenza della grattugia "grataröla" nello stemma del cavaliere vincitore e di uno dei due armigieri rimanda ai Grataroli, una delle piu' potenti famiglie della valle che, come provato da diversi documenti, era originaria proprio di Oneta.
Il livello signorile dell'edificio deriva quindi dall'essere stata la primitiva dimora della nobile  famiglia Grataroli che gia' nel Quattrocento vantava a Venezia ricchezze e fortune e che, ormai lontana dal paese natio, aveva voluto nobiliare l'edificio di Oneta quasi a significare concreta ostentazione del potere acquisito. Su tali premesse si inserisce la tradizione che identifica questa casa come quella di Arlecchino. Va considerato, a tale proposito, che Arlecchino, vestiva sulla scena i panni del servo balordo e opportunista, quale erano nella realta' i numerosi valligiani brembani che allora popolavano la citta' lagunare svolgendo lavori umili e faticosi. E' piu' che probabile che gli stessi Grataroli stabilitisi a Venezia avessero al loro seguito numerosi servitori brembani ai quali affidavano anche la cura dei loro beni a Oneta. Non e' fuori luogo supporre che proprio uno di tali servi, dotato di particolare "vis comica" possa essersi trovato sulla scena a rappresentare, solo in modo piu' accentuatamente comico, il ruolo da lui stesso ricoperto nella realta' quotidiana. D'altronde la "commedia dell'arte" allora in auge nelle fiere e sulle piazze proponeva agli spettatori temi sarcastici e popolari non supportati da testi scritti, ma col solo riferimento a canovacci appena abbozzati che subivano di volta in volta le variazioni a soggetto degli interpreti. Tale prassi, che prevedeva un continuo arricchimento di forme e contenuti, favori' il formarsi del personaggio Arlecchino, colorito di licenziosita' e pungente comicita' buffonesca che veniva tanto piu' apprezzata in quanto non oltraggiava l'orgoglio veneziano, ma prendeva di mira il tipo di servitore bergamasco costretto ad aguzzare l'imgegno per questioni di sopravvivenza. L'ipotesi non e' poi cosi' peregrina, se si pensa che nella seconda meta' del Cinquecento fu proprio un bergamasco: Alberto Ganassa che, dopo i brillanti esordi presso le corti dei Gonzaga e degli Estensi , vesti' i panni di Arlecchino nientemeno che davanti ai sovrani di Francia e di Spagna.

Harlequin's House - Oneta of San Giovanni Bianco 
This house, that according to an age-old tradition is Harlequin's, testifies an important cultural and historical heritage. It was built in the fifteenth century and was situated in a privileged position in the medieval suburb of Oneta, in this way every strategic control over movements in the ancient "Via Mercatorum" was possible. This fact made it extremely important for the whole fifteenth century at least, when, before the Priula road was created, there were no other ways of communication between Bergamo and the bottom of the valley. Anyway the great importance of the house was due to the fact that it was the original house of the powerful family of Gratarolis. Already in the XV century this family had great riches in Venice thank to its most eneterprising members who ha emigrated there to work as artists and craftsmen. The owners lived far away from the native suburb but the house in Oneta was the symbol of the power they had acquired and of the ambition which spurred them on further social targets. The decoration of the noble "camera picta" situated at the first floor of the house, seemed to have the same function. There the frescoes of the late XV century (maybe made by the Baschenis from Averara) show the famous gestures of the Gratarolis, especially in the allegory of a ritual knight tourney. Around them, as if they were complaint and submissive spectators, there are the heraldic symbols of the most important families of Brembana Valley. 
The themes drawn from the popular religion as the Lord, the Saints and the Madonna give a sacred character to the investiture that aims at consolidating the autocratic protagonism of the Gratarolis. This is naturally  furher evidence of the fact that here the Gratarolis were the lords (XV century). It is therefore interesting to look into the tradition which dates back Harlequin's origin in Brembana Valley to this same period. One must bear in mind that Harlequin, a mad and clumsy character, is "servant" on the stage as the people of high Brembana Valley were servants in reality. At that time, the people living in the Venetian capital used to do the most humble and tiring labours. For example the societes of "Porters" (porters and dockers) and the more famous societies of "Post Couriers" belong to this time and to these places. It's fairly probable that the Gratarolis, who lived in Venice, had servants coming from Brembana Valley so that the latter could take care of the properties the Gratarolis had in Oneta. One can therefore suppose that just one of these servants, endowed with a particular "vis comica" could have represented on the stage what he was in reality but in a clumsier manner. The "comedy of art", at that time very popular in fairs and aquares, used to represent popular and sarcastic themes withius using written tests; on the contrary the sources were simples plots, even in form of drafts. The characters enriched them using their sudden inspiration. In this way the repertory of the "comedy of art" was open to continuous enrichments meeting the audience's tastes. 
In this context Harlequin's interpretation, enriched by a licentious and sharp comic spirit which did not outrage the Venetian pide, was well accepted. It even elevated a secondary mask to the role of the main character. The supposition is even more fascinating if one thinks that just in the second half of the sixteenth century, after his first brilliant appearances in Italy at the courts of the Gonzagas and the Estensis, a centain Alberto Ganassa, coming from the area of Bergamo, became the most contended actor representing Harlequin. He was invited by the kings of France (Charles IX and Caterina dè Medici) and of Spain (Philip II). The Ganassa really lived in our suburbs and neither they were rich or noble since their family name appeared in sale notarial acts only in the witness list. Even if all these singns do not contradict but give value to the assumption of tradition, they certainly are fragmentary and cannot be considered as irrefutable evidences. The truth contained in every old tradition aims at backing the popular voice according to which Harlequin's origins to be found in Oneta. Moreover Harlequin's personality slips to every attempt of historical identification and takes an affable universal comic spirit.
 
Il Borgo Antico di Oneta di San Giovanni Bianco